Caffè e Curiosità

CAFFE' E CURIOSITA'

La pianta di caffè, appartiene alla famiglia della Rubiacee, cresce ad un’altezza che varia dagli 800 ai 2000 metri e su un terreno umido a una temperatura compresa tra i 15 e i 25 °C. È per questo che la coltivazione della pianta avviene nella fascia tropicale del globo terrestre.

La caffeina ha come effetto principale quello di rendere maggiormente vigili, normalmente raggiunge la massima concentrazione nel sangue entro un’ora dall’assunzione e rimane in circolo per un periodo di tempo variabile da 4 a 6 ore

La caffeina stimola anche la produzione di acidi gastrici e, proprio per questo, a volte può causare nausea o mal di stomaco. Possiede inoltre attività diuretica, cioè favorisce l’eliminazione dei liquidi dall’organismo e può impoverire le scorte di acqua e di calcio.

La tradizione del caffè “sospeso”:“Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per qualcuno che viene dopo. È un modo di voler bene al prossimo, è un po come offrire un caffè al resto del mondo.”

E’ abitudine per un napoletano offrire il caffè, non lo puoi rifiutare. E’ un modo per renderti partecipe della socialità e dell’essere, è un “obbligo” alla condivisione.

A Napoli il caffè è più di un’abitudine, è una vocazione, se entri in una casa il caffè è gia sul fuoco.

Anni fa i signori Italiani del caffè contestavano il caffè napoletano perchè a Napoli sbagliavano la cottura, quindi a Napoli il caffè veniva preso in modo sbagliato, oggi questi “sbagli” hanno fatto del caffè napoletano un “elisir”, un prodotto richiesto da tutti, un’eccellenza nel mondo.

Tutti sono curiosi, altri sono scettici la PRIMA volta che bevono il caffè Napoletano, poi scocca l’amore ed il caffè diventa una passione ogni volta che lo si sorseggia!

“Non puoi dire che hai preso il caffè se non hai provato mai nella vita quello di questa città.” cit.
Dopo il petrolio, l’acciaio, il grano, il caffè occupa il quarto posto per importanza nella scala del commercio internazionale.

Il primo paese produttore di caffè è il Brasile con 18 milioni di quintali, seguono la Colombia con 6,5 milioni di quintali, l’Indonesia con 4 milioni, Messico, Etiopia

Il caffè è la bevanda più diffusa al mondo dopo l’acqua. Ogni giorno, al mondo, se ne bevono 2,5 miliardi di tazze.


Per lungo tempo in Europa “i Caffè” furono i luoghi dove si potevano trovare i giornali.

Le specie più diffuse di pianta di caffè sono la Coffea Arabica e la Robusta. I caffè Arabica sono dolci e meno cremosi, i Robusta hanno un gusto intenso e contengono il doppio di caffeina.

L’Italia detiene il quinto posto fra i Paesi maggiori importatori e il decimo posto in Europa per consumi pro-capite. Il relativamente basso consumo pro-capite in Italia ha diverse spiegazioni: il caffè è infatti legato quasi esclusivamente al risveglio e al dopo pasto, mentre in altri paesi è piuttosto una consuetudine, un”abitudine di consumo che si estende a tutta la giornata e spesso è la bevanda che accompagna i pasti.

L’Italia è particolare, è l’area dell’espresso; e dall’Italia l’espresso italiano con le sue caratteristiche rigorose e codificate ha conquistato il mondo con una crescita, soprattutto negli ultimi anni, costante e continua a due cifre.

Il paese dove si consuma più caffè è la Finlandia, con 12 kg l’anno pro-capite. Mentre quello dove se ne consuma meno è Portorico, con 400 grammi di caffè per ogni persona. L’Italia è solo al dodicesimo posto della classifica, con 5,9 kg di caffè pro-capite, dopo Svizzera, Canada, Danimarca, Austria, ecc… La media di consumo mondiale è di 1,3 kg all’anno per persona.

L’ultima notizia in ordine di tempo segnala il potere del caffè come “antidepressivo”: secondo l’Harvard School of Public Health, le persone che consumano dalle 2 alle 4 tazzine di caffè al giorno hanno il 50% di possibilità in meno di togliersi la vita rispetto alle altre.

Il caffè a napoli, come duecento anni fa, serve ancora a consolidare legami. Qualunque amico, conoscente, parente o, perchè no, uno sconosciuto appena incontrato, a Napoli, ti chiede:“ti posso offrire un caffè?”, quando nel caos degli impegni vogliamo ancora cercare una conversazione tranquilla diciamo:“prendiamo un caffè?”, e quando qualcuno chiede aiuto, consiglio o parere, prima di ogni altra cosa, gli viene proposto:“ti faccio un caffè?”. E poi ci sono quelli che vivono una tazzina di caffè come un incontro, tranquillo e pacato, con se stessi.

Ogni napoletano è un alchimista del caffè: tutti hanno teorie, procedimenti e trucchi per preparare la bevanda, formatisi attraverso anni di pratica e frequentazione di caffettiere e bar. Certo, ci sta chi è più bravo e chi è meno bravo, alcuni hanno addirittura rinunciato a prepararlo da soli perché la loro arte non era abbastanza raffinata affinché il risultato non fosse na zoza.

Un fatto curioso di cui relativamente poche persone sono a conoscenza, è che la caffettiera napoletana ha in realtà origini francesi, essendo stata ideata dal parigino Morize nel 1819, e successivamente perfezionata a Napoli. Fino ad allora il caffè era preparato nei samovar, immergendo nell’acqua un sacchetto di tela contenente la polvere di caffè e legato con un cordoncino. Precedentemente, a partire dai primi decenni dopo la scoperta delle Americhe fino al Settecento, in Europa si usava semplicemente bollire la polvere nell’acqua, una modalità che rendeva difficoltoso bere il caffè in quanto si portavano alla bocca i fondi, che davano fastidio. La prima caffettiera di cui si ha comunque notizia è quella etiope, detta jabena, un contenitore di terracotta che si faceva sempre più stretto fino ad arrivare al collo e munito di beccuccio, mentre in Turchia avevano l’ibrik, comunemente usato ancora oggi e con esso si prepara, appunto, il caffè alla turca, e che richiede appositi utensili per essere fatto correttamente.